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Il Discorso del Vescovo Giuseppe in occasione della Statio

2021-06-16 11:05

Sinodo diocesano

Notizie,

Il Discorso del Vescovo Giuseppe in occasione della Statio

Discorso del Vescovo di CefalùS.E.R. Mons. Giuseppe Marciante Teatro Pietra RosaPollina, sabato 12 giugno 2021 Eminenza Reverendissima, La ringrazio p

Discorso del Vescovo di Cefalù

S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante

 

Teatro Pietra Rosa

Pollina, sabato 12 giugno 2021

 

Eminenza Reverendissima,

 

La ringrazio per aver segnato nella sua fitta agenda anche l’invito a presiedere questa celebrazione della Statio nella Diocesi di Cefalù.

Ogni anno nella domenica successiva al Corpus Domini la Comunità diocesana si raduna in una Parrocchia della Diocesi per segnare una tappa del suo cammino pastorale.

 

È indubbio che la sinodalità ha acquisito centralità sotto il pontificato di Papa Francesco. Essa è stata fortemente richiamata dal Santo Padre nell’ormai storico e denso discorso tenuto il 15 ottobre 2015 in occasione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi. E ancora, nel Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze, Francesco affidò ai Vescovi e a tutta la Chiesa Italiana il compito di:

 

avviare, in modo sinodale, un approfondimento di Evangelii Gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni, specialmente su tre o quattro priorità[1].

 

“Alla luce di Firenze” - per usare un’espressione del Santo Padre all’ultima Assemblea Generale della CEI - durante l’entusiasmante esperienza degli esercizi di sinodalità nel 2018, abbiamo individuato alcuni criteri pastorali della Evangelii Gaudium che anno dopo anno, stanno diventando un percorso di conversione pastorale. Abbiamo inaugurato l’anno pastorale 2018-2019 dando centralità alla Parola di Dio (primo criterio); nel 2019-2020, quasi presagendo la triste piaga della pandemia del coronavirus, abbiamo scelto di dare priorità alla ricerca dell’essenziale della vita personale ed ecclesiale (secondo criterio); il terzo criterio è quello proprio della sinodalità, ossia della bellezza del camminare insieme nella comunione che ha dato impulso all’avvio di un sinodo diocesano che ci orienti nei prossimi anni alla conversione missionaria (quarto criterio) in ascolto del magistero dei poveri (quinto criterio).

 

Al Convegno di Firenze è stato ribadito che il metodo sinodale non può essere improvvisato né dato per scontato, ma deve essere predisposto e appreso. Alla sinodalità ci si educa. La vita sinodale è impegnativa, e chiede di oltrepassare sempre l’orizzonte individuale o della singola Comunità per imparare ad esercitare insieme il discernimento spirituale, culturale, pastorale richiesto dalla storia.

 

Dopo l’indizione nello scorso 28 novembre 2020 che ha dato inizio alla fase formativa, il prossimo 17 ottobre 2021 in coincidenza con l‘apertura del percorso sinodale nelle chiese locali del Sinodo dei Vescovi, noi daremo avvio alla seconda fase (2021-2022) detta consultiva-elettiva. Nel 2023, dopo 314 anni dall’ultimo sarà celebrato il XII Sinodo diocesano.

 

Durante la fase formativa è emerso il desiderio non solo di mettere in evidenza la realizzazione di una felice e organica connessione della dimensione liturgica con lo svolgimento del Sinodo, ma di cogliere la relazione e la continuità tra l’assemblea liturgica e l’assemblea sinodale. Sono certo che oggi, Vostra Eminenza, ci darà la nota giusta per vivere autenticamente l’esperienza sinodale.

 

La communio, che ha la sua sorgente nella vita trinitaria, dà forma a tutta la vita della Chiesa e in essa partecipano i testimoni delle beatitudini, i nostri santi. Abbiamo portato con noi i segnali della loro presenza.

Ne nomino solo alcuni di epoche diverse:

 

San Macario di Collesano: esponente del monachesimo greco-siculo, figlio dei santi monaci Cristoforo e Calì, di Collesano, fratello di san Saba il Giovane, vissuti durante la dominazione araba di Sicilia.

 

San Gandolfo Sacchi da Binasco: Sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori, visse svolgendo il ministero della predicazione, accompagnata da miracoli. Morì mentre predicava il quaresimale a Polizzi Generosa il sabato santo 1260.

 

Beato Guglielmo Gnoffi da Polizzi: Sin da giovine abbracciò la vita eremitica che lo spinse ad abitare o fondare diversi romitori sulle alture delle Madonie. Nel 1317 concluse il suo pellegrinaggio terreno a Castelbuono dove fu sepolto.

 

Mercurio Maria Teresi: Maestro di spirito e docente nel Seminario di Cefalù, fu poi chiamato alla predicazione itinerante per tutta la Sicilia, ministero in cui divenne celebre per segni e conversioni. Arciprete-parroco del suo paese di origine, Montemaggiore Belsito, fu eletto arcivescovo di Monreale il 24 maggio 1802. Il 17 marzo 2021 Papa Francesco ne ha riconosciuto le virtù eroiche, dichiarandolo Venerabile.

 

Elisa Giambelluca: nata a Isnello, fu molto impegnata in Azione Cattolica; si lasciò conquistare dal carisma di San Pedro Poveda nell’Istituzione Teresiana, rispondendo alla chiamata a vivere la vocazione laicale di servizio al Vangelo a partire dall'educazione. Segnata da un tumore offrì la sua vita per i sacerdoti in situazioni difficili e per le vocazioni. Morì a Roma a 45 anni. Il 20 febbraio 2021 Papa Francesco ne ha riconosciuto le virtù eroiche, dichiarandola Venerabile.

 

Mario Giuseppe Restivo: Visse il percorso educativo nello scoutismo cattolico dell’AGESCI, incarnandone la spiritualità e la scelta di essenzialità. Morì nel 1982 in seguito a un incidente automobilistico, mentre si recava a Taizé.

 

Mariano Campo: Presbitero. Docente di Filosofia alla Cattolica di Milano e all’università di Trieste ha lasciato alla Chiesa il profumo di virtù evangeliche come l’umiltà e la carità. Si è già costituita la commissione storica per avviare il processo di beatificazione.

 

Vescovi di Cefalù testimoni: Nicola Burellis, Francesco Gonzaga, Stefano Muniera, Gioacchino Castelli, Anselmo Sansoni.

 

La Comunità diocesana ha voluto esprimere la sua gratitudine per la sua visita attraverso un dono-segno:

La riproduzione della croce astile custodita qui a Pollina: è una delle poche sopravvissute nello stile diffuso nel nostro territorio tra fine del 1400 e prima metà del 1500. Nei capo-croce polilobati sono raffigurati a fusione degli elementi iconologici che descrivono la portata salvifica dell’evento del calvario: oltre infatti ai testimoni, Maria e il Discepolo, ci sono in basso i progenitori, Adamo ed Eva.

L’evento della croce è l’atto di nuova creazione dell’umanità scaturita dal Costato aperto del Cristo (richiamato ed enfatizzato dalla figura del pellicano sul capocroce superiore). La colpa dei primi uomini ora diviene motivo scatenante della redenzione, è la buona notizia – il Vangelo annunciato dagli angeli reggi-cartiglio.

 

Vorrei infine ringraziare il Sindaco, Dr. Pietro Musotto, per aver messo a disposizione per questo evento questo splendido teatro con un palcoscenico naturale che favorisce la comunicazione tra il cielo e la terra e la Comunità di Pollina che con Don Alessio Corradino ci ha riservato questa accoglienza festosa.

 

 

 

[1] Francesco, Discorso del Santo Padre con i rappresentanti del V Convegno Nazionale della Chiesa Italiana, Firenze, 10 novembre 2015.

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